L’ira funesta dei greci

Non ci sono dubbi: è la questione greca il tormentone dell’estate 2015, come il virus dell’ebola lo è stato nell’estate 2014.

Da sempre defilato rispetto al quadro geo-politico internazionale, e noto ai più per il bel mare, il sole, i templi e l’ouzo, questo mansueto paese è salito ultimamente alla ribalta della scena economica internazionale, arrivando a tenere in scacco i potenti d’Europa e del mondo. Ma la Grecia, per me, è ben altro.

Grecia per me vuol dire spiagge semideserte lambite da acque cristalline e circondate da rinfrescanti pinete; sonnacchiosi villaggi di pescatori dalle casette bianche e blu straripanti di buganvillee; affollati chioschetti di souvlaki con il loro intenso odore di brace; donne accovacciate sugli scogli del paese, intente a sbattere giganimgp0310teschi polpi per ammorbidirne la carne; ristorantini sulla spiaggia con i tavoli azzurri e le tovaglie bianche di carta; vaniglia fresca nel bicchiere offerta dall’affittacamere di turno; costumi e teli da spiaggia stesi al tramonto, dove vanno a nascondersi gattini di strada; vento caldo che trasporta il profumo di sale e di pane appena sfornato. Questo è il mio ricordo di tante estati in Grecia.

Ma oggi in televisione vedo una Grecia che non riconosco più; vedo rabbia, povertà, anziani abbandonati a se stessi, gente che emigra, gente rassegnata, volti cupi, tristi, infelici. Che ne è stato della mia amata Grecia? Della gentilezza, della cordialità e della genuinità del suo popolo? Dove sono finiti Jorgo, Maria e tutti gli allegri personaggi che hanno segnato le mie vacanze da ragazzina? Chi o cosa ha ferito a morte questa docile nazione dal passato glorioso, a cui tutti, ma proprio tutti, dobbiamo qualcosa?

Leggendo e ascoltando i pareri delle masse, scopro che l’umanità intera ha già emesso la sua irrevocabile sentenza di condanna ed eletto il suo colpevole, e questo colpevole, come si sa, ha il volto di una signora tedesca di mezza età che governa uno dei paesi più ricchi del mondo: Angela Merkel. Lungi da me prendere le difese di questa nuova lady di ferro, che di certo, Madre Teresa di Calcutta non è. Solo che non mi piacciono le semplificazioni, né tanto meno i capri espiatori, e la Merkel per me è esattamente questo: un capro espiatorio, l’agnello sacrificale a cui addossare tutte le colpe del nostro marcescente sistema economico.

ANGELA-MERKEL

In poche parole un burattino, di livello superiore forse, ma pur sempre un burattino, messo lì come tanti altri prima di lei per dare al popolo ciò che il popolo vuole: un volto da odiare, criticare e colpevolizzare; da raffigurare in vignette e caricature; da sbeffeggiare sui social e sulla carta stampata. Perché fin dalla notte dei tempi, l’uomo ha sempre avuto bisogno di demoni e di dèi, di mostri cattivi e di eroi, di dare un volto e sembianze reali al bene e al male. Che si tratti di Dio, Buddha o Maometto, oppure di un diavoletto rosso con tanto di coda, corna e forcone.

E la Merkel serve proprio a questo, a incarnare l’orco cattivo contro il quale possiamo scagliare la nostra rabbia e frustrazione, distogliendo così l’attenzione dal burattinaio, che nel frattempo muove i suoi fili indisturbato, al riparo da critiche, confronti e dibattiti. Perciò, per quel che mi riguarda, non è tanto la Merkel a farmi paura, ma piuttosto l’apparato subdolo che si nasconde dietro quel caschetto rosso in tailleur. L’Unione Europea, la BCE, la JP Morgan, il WTO, il fondo monetario internazionale, gli oligarchi russi, i gruppi bancari, i colletti bianchi di Wall Street. Persino le matricole che studiano finanza alla Columbia University.

Sono questi soggetti che hanno mandato e manderanno ancora in rovina il mondo, e sono questi soggetti che mi fanno venire sempre più voglia di mollare tutto, comprare una casetta su un’isola greca e vivere di miele e di yogurt, aspettando le barchette blu dei pescatori che fanno ritorno in porto con il pescato del giorno…

Boat-mooring-in-Paros-Greece-close-to-Villa-Aroma

“Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione, la  soluzione giusta” (Platone)

                                                                                          

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