L’amico saputello (alla fiera dell’est)

Un articolo dedicato a tutti gli amici saputelli, quelli che hanno sempre una spiegazione per tutto, e di solito la spiegazione è che se le cose non vanno bene è colpa tua, perché sei vittimista e quindi attiri energie negative.

Ma vediamola più nel dettaglio questa fiera dei saputelli…

Alla fiera dell’est… c’è l’amico saputello-Osho, quello che vede tutto positivo, quello che il bicchiere è sempre mezzo pieno e che se ci credi veramente puoi realizzare tutti i tuoi sogni e che se c’è la volontà c’è tutto e che devi essere ottimista perché nella vita quello che conta è la salute e che devi smetterla di lamentarti perché sei tu l’artefice del tuo destino e se ti capita qualcosa di spiacevole è colpa tua perché sei troppo negativo e sei tu che te la tiri e che se desideri con tutto il cuore una cosa poi questa si realizza e che… che al mercato mio padre comprò.

Alla fiera dell’est… c’è l’amica saputella germanica, quella che: “ma invece di piangerti addosso, perché non vai in Germania?”, che poi magari lei è tedesca ma dalla Germania è scappata via perché il clima è orrendo e i tedeschi sono freddi ed è difficile fare amicizia e la vita è cara e il cielo è sempre grigio e l’umore è sempre basso e alla fine è tornata in Italia da mammina e magari ha trovato pure un fidanzato e il fidanzato è marocchino ed è disoccupato e a lui però il lavoro in Italia glielo trova subito, mentre tu devi emigrare in Germania così fai spazio agli altri suoi parenti marocchini e che tanto tu sei bella, sei bionda, parli le lingue e il lavoro in Germania te lo tirano e che… che al mercato mio padre comprò.

Alla fiera dell’est… c’è l’amico saputello-londinese, quello che vuole a tutti costi mandarti a lavorare a Londra, anche se lui da Londra è scappato dopo 1 mese perché gli faceva schifo e perché è riuscito a trovare solo lavori sottopagati nei call centre e con lo stipendio che prendeva ci pagava a malapena l’abbonamento della metro e che divideva un bilocale nella terza zona con sei immigrati lituani e che alla fine è tornato in Italia a lavorare nell’azienda di papà che è molto meglio e che però a te insiste a dirti che devi andarci, che a Londra c’è il lavoro è che è un paradiso e che si guadagnano un sacco di soldi e che lì c’è meritocrazia e che … che al mercato mio padre comprò.

Alla fiera dell’est… c’è l’amico saputello-scroccone, quello che non ha mai pagato un affitto in vita sua e che vive nella casetta che gli ha comprato papà, o nella mansardina abusiva tirata su da mammà, o nell’appartamento che ha ereditato dalla nonna o che ha tolto all’ex marito, e che però a te dice: “ma invece di lamentarti, perché non ti prendi una casa in affitto?”. E chi glielo dice all’amico scroccone che per prendere una casa in affitto serve uno stipendio; che il padrone di casa vuole una busta paga e che sennò non ti affitta nemmeno la lettiera del gatto e che se anche non lavori lui l’affitto lo vuole tutti i mesi e che se a un certo punto ti rendi conto che non ce la fai devi dargli almeno 6 mesi di preavviso e che se non gli dai i 6 mesi di preavviso lui si tiene la caparra e che di solito la caparra sono 2-3 mensilità e che ogni mensilità sono almeno 500 euro… che al mercato mio padre comprò.

Alla fiera dell’est… c’è l’amico saputello-esperto in diritto dell’immigrazione. Quello che l’unica volta che è uscito dall’Italia è stato per il viaggio di nozze a San Marino (convinto, ovviamente, che San Marino fosse all’estero) e che pretende di saperne più di te su come funziona negli altri paesi e che continua a ripeterti: “ma invece di lamentarti, perché non vai a cercare lavoro in Canada, o in Australia, o in Nuova Zelanda?”. E chi glielo dice al mio amico saputello che il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda non fanno parte della Comunità Europea, semmai del Commonwealth, e che per lavorare in questi paesi occorre un permesso di soggiorno e che per ottenere un permesso di soggiorno serve qualcuno che ti sponsorizzi e che per trovare qualcuno che ti sponsorizzi devi trasferirti sul posto almeno un anno (senza poter lavorare), sperando di convincere un datore di lavoro a farti da garante e che per trasferirti sul posto almeno un anno (senza poter lavorare) servono più o meno 1.000 euro al mese e che 1.000 euro al mese fanno 12.000 euro l’anno… che al mercato mio padre comprò.

Insomma, alla fine della fiera (dell’est) sai che ti dico, amico saputello? Dico che nella vita ci vuole, certo, una dose di ottimismo, di caparbietà, di forza d’animo e di intraprendenza. Ma ci vuole pure culo, lo stesso culo che hai avuto tu ad avere dei genitori che ti hanno aperto la piscina, il negozio, la palestra, la pizzeria; che ti hanno dato i soldi per finanziare il mutuo; che ti hanno raccomandato per quel posto di lavoro dove stai scaldando la sedia; che ti hanno presentato a tizio e a caio; che ti hanno pagato l’università fuori sede; che ti hanno guardato i figli mentre eri a lavoro; che ti hanno assunto nell’azienda di famiglia; che ti hanno riaccolto in casa dopo anni trascorsi a vuoto in giro per l’Europa a capire chi eri.

Dico che prima di parlare bisognerebbe provare a vivere completamente da soli, con le proprie forze, senza l’aiutino da casa, senza i privilegi, senza le scorciatoie. Perché non è per niente facile dover fare sempre tutto da soli, poter contare solo sulla propria forza di volontà e sul proprio ottimismo. Perché anche l’ottimismo più intrepido, di fronte a tanti no e a tante ostilità, vacilla. E questo non significa essere deboli, o comodi, o fifoni. Significa essere umani. E avere bisogno, come tutti gli esseri umani, di un aiuto. Di un piccolo SI in un mare di NO. Di una tiepida fiammella di speranza. Di una notizia positiva, ogni tanto, che ti aiuti a riprendere fiato e a darti quel poco di motivazione per andare avanti. Di qualcuno che ti venga incontro e decida di darti una possibilità, nonostante tutto.

Perciò quando questo avverrà, sarò lieta di comunicarlo a gran voce con tanto di manifesti in piazza. Ma fino ad allora, amico saputello, fammi/fatti un piacere.

Taci.

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