Le faremo sapere… ma anche no

Le faremo sapere.

Quante volte vi siete sentiti dire questa frase al termine di un colloquio di lavoro? Molte? Allora leggete questo post, perché è scritto per voi, da una come voi.

A metà marzo ricevo una e-mail dal signor Marco Q. che mi invita a Firenze per un colloquio. Arrivo in treno in mattinata. È una bella giornata primaverile, il fiume Arno risplende sotto al Ponte Vecchio e nuvole bianchissime si stagliano contro la cupola rosso ruggine della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Non posso fare a meno di pensare che sarebbe bello lavorare in questa città. E io ho un colloquio di lavoro, perciò… dita incrociate.

Il signor Marco Q. mi accoglie in un palazzo rinascimentale nel cuore della città. Mi colpiscono subito i modi affabili di questo imprenditore fiorentino, l’aspetto raffinato e la sua professionalità. Ci intratteniamo per circa 30 minuti, durante i quali mi descrive la sua azienda e il ruolo della figura ricercata. Mi informa che il mio curriculum è risultato uno dei più interessanti, ci tiene persino a mostrarmi il cerchietto rosso con un Si all’interno, che sta ad indicare il particolare interesse dell’azienda per la mia candidatura. il-colloquio-di-lavoro-300x199

Al termine dell’incontro eccoci al momento cruciale, quello in cui gli chiedo se riceverò una comunicazione da parte dell’azienda in merito all’esito del colloquio. Il signor Marco Q. mi dice (cito testuali parole): “Non si preoccupi, lei non riceverà una comunicazione, lei riceverà 600 comunicazioni da parte mia”. E così ci stringiamo la mano e io salgo sul treno che mi riporta a casa.

Era il 27 marzo. Da allora non ho mai più sentito il signor Marco Q.

Presumo sia morto. O almeno lo spero. Ma non all’improvviso, no, sarebbe troppo facile, troppo indolore. Io spero sia morto dopo una lenta e travagliata agonia, la stessa che lui ha inflitto a me in questi due mesi di interminabile attesa. Due mesi trascorsi con il cellulare perennemente vicino, anche sotto la doccia, trasalendo ogni volta che arrivava una e-mail o una chiamata. Due mesi a chiedermi come mai non si facesse vivo, perché me l’aveva detto chiaramente, “lei riceverà 600 comunicazioni da parte mia”. E quelle parole mi risuonano ancora oggi nella testa ogni volta che il mio smartphone squilla e io corro ad afferrarlo, solo per constatare con infinita amarezza che chi mi sta chiamando è un amico o il solito addetto della TIM.

Come un’attrice drammatica provo persino a fare i giochi di ruolo e mi calo nei panni del signor Marco Q., immaginando di vivere la sua impegnatissima vita da imprenditore, tra voli in prima classe ed eventi mondani. Cerco di capire cosa sia scattato nella sua testa da impedirgli di dedicare 30 secondi del suo tempo a una persona che ha preso un treno e perso un’intera giornata per incontrarlo a Firenze. Si perché ho calcolato che ci vogliono circa 30 secondi per scrivere una e-mail come la seguente: “Gentile sig.na, la ringraziamo per il tempo che ci ha voluto dedicare. Purtroppo in questa occasione la sua candidatura non ha avuto successo, ma conserveremo il suo curriculum per future posizioni lavorative”.

Avete tenuto il tempo? Io ho impiegato 24 secondi a scrivere queste righe. Come mai il signor Marco Q. non è riuscito a trovare 24 fottuti secondi per fare altrettanto, liberandomi da questa inutile attesa, e lasciandomi libera di ricominciare daccapo con la mia ricerca del lavoro?

Insomma, il signor Marco Q. dovrà pur andare al bagno? Ecco, non poteva semplicemente scrivermi una e-mail sulla tazza del WC, unendo così l’utile al dilettevole? No, perché sarebbe stato un atteggiamento troppo professionale, troppo rispettoso, mentre gli imprenditori italiani non hanno la minima idea di cosa sia il rispetto. O meglio, ne hanno una concezione puramente utilitaristica e opportunistica, per cui il rispetto è dovuto solo ai clienti miliardari che sborsano quattrini per acquistare i loro prodotti, mentre a una disgraziata disoccupata che arriva in treno non devono proprio un bel nulla.

D’altronde cosa può saperne il signor Marco Q. di cosa voglia dire trascorrere le proprie giornate a fissare lo schermo del cellulare in attesa di quella chiamata che non arriva mai? Che cosa ne sa di quanto male faccia la disoccupazione? Di quanto sia frustrante vedere la propria vita scivolarti di mano? Essere perennemente alla mercé di decisioni altrui; osservare i mesi e gli anni che passano senza avere il controllo sugli eventi? Diventare uno spettatore passivo della tua stessa vita? Avere idee, energia e grinta da vendere, ed essere invece costretto a passare le giornate aspettando una e-mail da Marco Q.?

Forse se anche Marco Q. avesse dei figli disoccupati si comporterebbe diversamente. Se anche i suoi figli tornassero a casa ogni settimana con il volto imbronciato dopo un colloquio; se anche loro trascorressero le giornate barcamenandosi tra curriculum, agenzie del lavoro e improbabili colloqui; se li vedesse arrabbiarsi e piangere e disperarsi; se assistesse impotente alle loro umiliazioni, allo scemare del loro entusiasmo… forse, e dico forse, avrebbe a sua volta maggior rispetto di me e di quelli come me. Ma sono quasi certa che i figli di Marco Q. siano andati a studiare in qualche prestigioso college negli Stati Uniti, o lavorino in azienda insieme al paparino, perciò è difficile che debbano mai confrontarsi con questa realtà.

Io però ho un sogno. Che un giorno il signor Marco Q. abbia bisogno di un trapianto. Che passi le sue giornate nell’attesa spasmodica di una chiamata dall’ospedale che gli annunci la presenza di un donatore. Che inondi il suo medico di e-mail e di telefonate per avere un aggiornamento sulla disponibilità di un organo. E che il medico gli risponda con modi affabili e gentili: “Non si preoccupi, le faremo sapere”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...