Volevo essere Benjamin Button

Non so voi, ma io detesto Gennaio. Sarà che è il mese più lungo, freddo e grigio dell’anno. Sarà la vista di tutti quei rami spogli e avvizziti che penzolano dagli alberi. O più semplicemente, sarà che mi ricorda che manca solo un mese al mio compleanno. E già, il compleanno, brutta bestia, specie se hai superato da un po’ i trentanni e quei numerini iniziano ad avvicinarsi pericolosamente al decennio dei 40. Suvvia, che sarà mai qualche ruga in più, direte voi. Magari fossero le rughe il problema, o i capelli grigi, i chili di troppo e tutti gli altri inconvenienti che si presentano con l’avanzare dell’età. A quelli c’è (quasi) sempre un rimedio. Puoi usare un antirughe, segnarti in palestra, andare dal parrucchiere, seguire una dieta. Con un tocco di bisturi puoi persino comprarti la giovinezza. Bastano poche migliaia di euro, praticamente i soldi di una vacanza.

Ma non esiste bisturi per la carta d’identità. E si sa, carta canta, specie se quei numeretti all’apparenza innocui finiscono nella quarta riga del curriculum, subito dopo la voce nome, indirizzo e numero di telefono, ricordandoti in modo impietoso il rapporto inversamente proporzionale tra l’età che avanza e la possibilità di trovare un impiego. Si perché più ci si allontana dalla fatidica soglia dei 30 anni, più ci si rende conto che le possibilità di essere assunti da una qualsiasi azienda si assottigliano.

Le ho provate tutte per mistificare la realtà: ho tolto e poi rimesso e poi ritolto l’età dal curriculum; ho scelto la foto con l’aria più sbarazzina (la coda di cavallo aiuta); ho omesso l’anno di laurea per sviare eventuali deduzioni logiche; ho modificato così tante volte la data di nascita che ormai non ricordo più neanche io quando sono nata! Tutto questo perché nel mondo del lavoro aver superato i trentanni sembra essere una colpa grave quasi quanto un omicidio. E io muoio dalla voglia di chiedere a tutti questi datori, esperti di risorse umane e imprenditori vari: ma voi quanti anni avete? Ai vostri figli, mogli, mariti e fratelli è concesso invecchiare? Sapete cosa si prova nell’istante in cui una voce dall’altra parte della cornetta ti chiede la tua età, e tu sai già che la risposta che darai metterà fine a ogni speranza di proseguire la conversazione? Vi siete mai sentiti dire: “veramente cercavamo una ragazza” per un semplice posto di cameriera?

Lo so anch’io che avere 25 anni è una bella cosa. D’altronde a chi non piacerebbe ringiovanire, tornare ad benjamin buttonavere una pelle liscia, gambe snelle, capelli folti e luminosi? Chi non ha mai desiderato fermare il tempo, vivere una vita al contrario come Benjamin Button? Ecco, proprio a lui pensavo. Da piccola sognavo di essere Candy, Georgie e le altre eroine dei cartoni animati. Oggi vorrei essere Benjamin Button, avere il potere di invertire il corso del tempo, diventare sempre più giovane mentre tutti intorno a me invecchiano. Forse i compleanni non mi farebbero più così paura. Ma Benjamin Button resta solo un film, la realtà è ben altra. Perché posso tingermi i capelli, andare in palestra sette giorni alla settimana, imbottirmi di acido ialuronico, spararmi siringhe al botulino, rimpinzarmi di melograno, pesce azzurro e pillole agli omega 3, ma i miei fottuti 36 anni resteranno sempre lì, almeno fino a febbraio, quando diventeranno 37, e poi 38 e poi 39…

Sarebbe bello se nella vita reale esistesse un programma come Photoshop: una bella spennellata e non ci pensi più! Non ti piace l’età che hai? Vai nel pannello strumenti, seleziona il correttore, cambia numero, salva, e il gioco è fatto! Ma purtroppo nella vita non c’è Photoshop, il tempo scorre inesorabile e dovrebbe essere compito di una società civile far sì che la dignità (e l’età) delle persone venga rispettata e non calpestata. In paesi come il Canada, le Germania e il Regno Unito inserire la foto e la propria età anagrafica nei curricula è opzionale, se non addirittura vietato.images E questo non può che farmi sorridere se penso ai nostri annunci di lavoro che traboccano di “i curriculum senza foto verranno cestinati”, “massimo 29 anni”, “cercasi ragazza in età apprendistato” e chi più ne ha più ne metta.

Non posso fare a meno di pensare che tanti capolavori artistici, opere letterarie immortali, scoperte tecniche e scientifiche che hanno cambiato il corso dell’umanità siano il frutto della mente di uomini non più giovanissimi. Penso alla Gioconda di Leonardo, alla Ginestra di Leopardi, alla Cappella Sistina realizzata da un Michelangelo ormai quasi cieco. Se papa Giulio II si fosse lasciato scoraggiare dall’età avanzata dell’artista, oggi a Roma non ci sarebbero milioni di turisti da tutto il mondo ad ammirare il Giudizio Universale col naso all’insù!

Ma forse la colpa è della società frivola in cui viviamo e che abbiamo contribuito a costruire. Una società spartana che osanna modelli di bellezza e gioventù, e seppellisce tutto ciò che non rientra in quei canoni di perfezione. Forse è tempo di ritoccare l’effige che campeggia sul palazzo della Civiltà del Lavoro a Roma, francamente un po’ stantia.

Italiani, un popolo di santi, poeti, navigatori, artisti, colonizzatori… ma tutti under 30.

 

 

 

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